Lo spread si abbassa ed esultiamo; i giornali descrivono l’Italia di banche, politici e banchieri che stanno a discutere se il premier a Cernobbio ci va o no… Vince la nazionale e si attende il Gp di Monza di Formula Uno. Intanto l’Italia vera, quella di tutti i giorni, geme e soffre, alle prese con difficoltà economiche che sembrano peggiorare ogni ora. Inutile insistere con il fatto che ci governano inesperti, dotati di scarso senso del reale e che molti burocrati potrebbero essere utilizzati meglio nell’agricoltura. Lo abbiamo detto e ripetuto e con piacere cogliamo finalmente nell’opinione pubblica, ma anche da tanti personaggi pubblici, come molte nostre idee basate sull’esperienza pratica, si affaccino oggi tra le cose da fare per far cambiare rotta all’Italia… in rotta. Indichiamo ora, invece, con la solita franchezza e sapendo di stupire, indignare, far sussultare qualcuno, ma ottenere anche e soprattutto molti consensi, qualche idea da mettere in pratica contro la crisi, che parte e ha le basi sul blocco di consumi e libero mercato, ormai devastato da decenni nei quali gli si è fatta guerra, non capendo che, morto questo, messi in ginocchio commercio ed artigianato, sarebbe crollato tutto il resto: produzione, posti di lavoro, ricchezza “popolare” (altro che Pil del cavolo!) e benessere sociale. Se fossi Renzi, da domani, abolirei ogni tetto per il contante perché quando il denaro, la carta monete girano, gira l’economia; cancellerei la norma poco democratica di segnalare le spese oltre i 3.600 euro al fisco, perché, intanto, siamo stra controllati peggio che al Grande Fratello. Psicologicamente ed in pratica, però, questa è una delle norme più stupide immesse nella vita italiana. Muterei il mercato del lavoro dando molti più soldi in tasca al dipendente che poi se li gestisca per pensione e sanità come vuole, e meno allo Stato. La gente sa fare meglio di chi la governa e, in questo modo, abbatterei i carrozzoni di Stato dove vivono persone che hanno un posto, non il lavoro. Renderei possibile l’autonomia lavorativa di chi ha bravura manuale a fare mestieri che richiedono manualità: dalla domestica a chi sa fare mille lavoretti. Libera contrattazione delle sue prestazioni, 10 per cento destinato ad assicurazione e necessità sociali e tasse non oltre il 10 per cento, visto che il reddito di costoro non sarà mai comunque altissimo. Solo queste poche cose, fatte domani, farebbero emergere del nero, darebbero alla gente possibilità di fare legalmente ciò che ora fa in maniera contra legem, darebbe fiducia e da subito creerebbe giro di denaro e lavoro. Dico ciò consapevole di quello che dico e con un vissuto di esperienza tale per cui posso permettermelo. E se qualcuno non è d’accordo, mi dica ciò che pensa. Il sano confronto di idee è uno degli aspetti migliori della vita. Certo che però queste cose semplici sono destinate ad alienarmi gli impettiti professori tutti teoria, ricchi stipendi e pratica vicina allo zero… Ma l’antipatia e reciproca e sappiano che le loro iniziative colte e dotte hanno fatto male al Paese. I governi dei professori hanno fatto solo danni.
Dino Frambati
È sabato e l’Italia va male… Il solito editoriale del direttore
Gentile Direttore,
giravo per la rete alla ricerca di una cassa di risonanza capace di dar voce al disagio che ho provato proprio oggi (anche se in realtà il malessere parte da molto più lontano) nel girare per il quartiere in cui vivo, Sampierdarena, testimone di tanto degrado, non soltanto per l’abdicazione della nostra classe politica dai suoi doveri, ma ahimé anche per l’inciviltà di tanti residenti.
Ho scoperto Gazzettino Sampierdarenese e letto con interesse questo suo editoriale. D’accordo quasi su tutto. Ma, mi creda, senza polemica, solo per un sano scambio di idee: perchè è così critico nei confronti della norma che obbliga a dichiarare spese oltre i 3600€? Non ho elementi per contestare un eventuale scetticismo sulla sua efficacia. Ma sul fatto che sia “poco democratica” le dico questo. Il cittadino onesto che compie il suo dovere ogni giorno e onora i suoi obblighi verso la società non ha nulla da nascondere. Al diavolo la privacy che, in fondo, sembra sia stata inventata per corrotti e disonesti. E se serve a far emergere le scandalose sacche di evasione che persistono nel nostro paese (nonostante, come lei dice, “siamo stracontrollati”), ben venga una norma anche (forse?) “poco democratica”: la “democrazia”, nel senso etimologico e più alto del termine, è il governo del popolo, non di una piccola parte di esso che con la furbizia e l’inganno mette in crisi il resto del paese costringendolo il popolo (quello onesto) ad una pressione fiscale oltre ogni decenza. Ho sempre creduto che le “rivoluzioni di civiltà” comincino “dal basso”.
Con stima.
Nicola
Grazie per la lettura attenta, caro Nicola, e grazie per il commento. Circa quanto rileva sui 3.600 euro, libertà e democrazia vogliono che ciascuno spenda quanto e come vuole senza rendere conto a nessuno. Se è un ladro o un deliquente venga acciuffato, si dimostri che è tale e si prendano adeguati provvedimenti. Sennò siamo tutti colpevoli e non innocenti fino a prova contraria. E comunque siamo unici al mondo ad avere queste regolette di pura demagogia; i grandi evasori, ladri, corrotti fanno girare capitali per il mondo con il beneplacito di governi e mega professionisti che, legalmente, riescono a compiere operazioni per le quali a noi porterebbero via persino la casa. E poi la ricchezza non è colpa ma merito di chi l’ha accumulata lavorando e, quindi, dando lavoro, facendo girare la produzione. Indicare chi spende come sospetto o da verificare non è democrazia. Ecco il filo conduttore del mio pensiero.
Ancora grazie e ora che ha “scoperto” il Gaz non lo lasci più, mi raccomando…
d.f.