Gazzettino Sampierdarenese

Il mensile di San Pier d'Arena online

Scusatemi, ma nell’editoriale del sabato questa volta parlo di me stesso

Ott 11, 2014

Questa notte la parte a piano terra delle mia azienda, attività che conduco parallelamente a quella di giornalista, si è allagata, credo per la 25esima volta in una trentina di anni. Molto disagi, danni da verificare ma parecchi, dalle 6 ho formato una squadra con la quale stiamo cercando di mettere a posto in tempi più rapidi possibili l’attività di famiglia. E scusate se parlo di me; so che è un tipo di giornalismo che non piace ai giornali. Ma io, invece, credo che noi stessi possiamo essere la nostra prima fonte di notizie. Io ho sempre voluto mantenere ben distinte queste due mie “anime”, ma questa volta si compenetrano e non sento possibile distinguerle. Ieri, alla conferenza stampa del sindaco (vedi appunto pezzo sul sito che sta sotto) ho vissuto con più fatica del solito la dicotomia. Ascoltavo politici e colleghi che parlavano di alluvioni e mi veniva da dire: scusate, ma io me ne intendo… Anche perché vi confesso che quanto ascoltavo era assai diverso, in molti casi, da com’è realmente la tragedia di essere alluvionato. E non per questioni economiche. Anche, ma pure perché uno che subisce questo enorme danno, mettendoci dentro pure disagio, fatica personale notevole, si mette a ridere quando ascolta dotte disquisizioni se si è data o no l’allerta. E sghignazza quando sente il consiglio di “portare tutto al piano di sopra”. Io qua sotto ho tanti ambienti di arredi che spostarli equivale a una decina di traslochi: farebbero oltre diecimila euro a dire poco e ci vorrebbe una settimana. Hai voglia a farlo… e poi se non avviene l’alluvione? Quindi, scusino i colleghi, ma certe cose sono surreali; i politici poi… meglio vivere le alluvioni con responsabilità e stipendio che non dormendo da notti in attesa che avvenga ciò che oggi mi è accaduto ancora una una volta. Parola di chi lo ha vissuto. Piuttosto (e un po’ il sindaco Doria lo ha detto) più che allertare sarebbe meglio fare quello che andrebbe fatto e non si fa: mettere in sicurezza fogne e rivi. Dedicarsi in primis a questo per salvare una città moribonda, mal gestita, mal governata. Vedasi l’alluvione del 2011 con processo in corso. Facciamo progetto faraonici e li mettiamo in pagina facendo la rassegna degli osanna di chi incita a farli, con quali soldi non si sa. E poi su fogne e rivi che stanno uccidendo e devastando l’economia non facciamo nulla. E’ come se chi non ha abiti per andare a lavorare si comprasse quelli per serate di gala. Mentre politici, imprenditori e pure giornalisti fanno a gara per esaltare i progetti che, detto tra noi, sono pure inutili, Genova langue, allagata e alluvionabile, senza parcheggi, con arredi urbani schifezza e senza un lungomare adeguato a quello che ha e tutti ci invidiano: il mare. Ecco, oggi mentre gettavo acqua fuori dal mio negozio pensavo tutto questo e siccome faccio il giornalista ho deciso di scriverlo per tutti quegli imprenditori come me che lo pensano ma non hanno modo di esternarlo. Queste sono la cose da dire. Perché altrimenti, se qualcuno non spezza il muro un po’ ipocrita di questa città, dove si parla e non si fa e dove agli imprenditori, quelli che hanno il denaro, interessa solo non rischiare e badare che il competitor non vada troppo veloce perché costringerebbe anche loro a correre, ci si continuerà a lagnare e piangere ogni volta che straripa il Bisagno o esplodono le fogne di San Pier d’Arena, quelle che mi hanno allagato. Scusate, so di essere distonico ai luoghi comuni come giornalista e come persona, ma io sono così, schietto fino all’inverosimile ma concreto e realista, che ha superato, nella vita, tanti ostacoli, tra cui molte alluvioni. E che funzioni questo modo di essere lo dice la tanta gente che mi esprime stima e consenso, che stamattina mi è venuta a trovare e quanto avvenuto ancora questa mattina. Radio Vaticana mi ha chiesto un pezzo per il giornale radio delle 8; ho fatto la diretta “a braccia”, telefonino stretto tra spalle e orecchio e moccio in mano pulendo fango… Beh, la mia “capa” vaticana, che dirige il gr mi ha telefonata poco dopo, chiedendomi un pezzo pure per stasera e informandomi che il mio pezzo del mattino “è stato molto apprezzato, è piaciuto”. Non credo glielo abbia detto Francesco in persona, ma certamente qualcuno che sta tra le mura capitoline… si. Ho torto allora ad esercitare talvolta un giornalismo “personalizzato”?.
Dino Frambati

3 commenti su “Scusatemi, ma nell’editoriale del sabato questa volta parlo di me stesso”
  1. Caro Dino,

    Innanzitutto Ti sono vicino come Sampieradarenese , come Genovese ma principalmente come persona amica che Ti stima anche perché certamente condividiamo l’ amore per le nostre radici territoriali cercando di tramandarle.

    Quanto emerge da questa Tua “confessione”,scusami, traspariva dalla diretta televisiva durante la conferenza stampa alle spalle del Sindaco .
    Direi che i tuoi occhi, secondo me, esternavano tale concetto : “un conto sono le parole un conto e’ la dura realtà !”
    Certo è che a distanza di 44 anni dalla prima alluvione del 1970 la ns generazione che ha rappresentato i ” primi Angeli del Fango” e’ ancora in questi gg a confrontarsi con problemi irrisolti da una classe politica che si succede anagraficamente ma che è pietrificata nelle scelte che dovrebbero essere realizzate. Ciò ritengo dipenda anche da una immobilità ed un conservatorismo dei ns concittadini ora ancor più sconcertati da una situazione ove non e’ chiaro chi governa e chi sta all’ opposizione ( quale ?) non avendo posizioni ben definite anzi appiattite o meglio cloroformizzate ….
    Non si può come dice un proverbio genovese ” sciuscia e sciurbi nu se peu” ; bisogna usare colori forti il nero e’ nero il bianco e’ bianco !!!
    Mi auguro che i genovesi incomincino a non essere più’ daltonici !!!
    Roberto Cifarelli

  2. Da sempre apprezzo lo stile e la sincerità, nonché il coraggio, con cui il direttore del Gazzettino affronta i vari temi del presente.
    Negli ultimi tempi egli affronta argomenti sempre più di attualità ed ora, nell’ultima edizione del Gazzettino on line si fa interprete del “grido di dolore che si leva da tante parti d’…….” . Egli fa una analisi cruda,precisa e fedele di come siamo e di dove andremo. Certamente queste considerazioni, come altre precedenti, saranno lette in alto e disturberanno, forse, qualche personaggio al quale vorremmo far saper che il popolo del Gazzettino è e sarà sempre solidale col suo direttore! A buon intenditor …….. poche parole !!!

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