Gli appuntamenti, salvo casi di forza maggiore, vanno rispettati ed a quello del sabato, direttore- visitatori del sito, non posso sottrarmi. Ma confesso che, questo sabato, scrivere l’editoriale mi crea qualche turbolenza psicologica e morale. Scrissi, poco più di un mese fa, delle rose e di maggio, con un messaggio di speranza. Oggi, con un po’ di giri in Italia fatti nel frattempo e con quello che narrano le cronache, beh, mi è cambiato l’umore e ciò non mi rende facile comporre l’editoriale. Da anni infatti ad un giornalista che voglia davvero narrare i fatti, è d’obbligo rilevare come la nostra società sia in affanno, impoverita di denaro e speranza. Licenziati, esodati, cassintegrati ex reddito fisso, ed autonomi falliti, indebitati, senza più forza economica ne sono protagonisti in un quadri nefasto di suo, cui vanno aggiunte le incredibili parole “ripresa”, “fine della recessione”, pronunciate da chi governa a tutti i livelli. Siamo preoccupati perché se è quella la realtà che osservano, non si capisce come potranno rimediare ai momenti di dramma sociale ed economico nel quale ci dibattiamo. Certo che i Palazzi dorati ed i viaggi in auto blu impediscono di contare le serrande abbassate, i volti scavati di ex abili dipendenti oggi senza lavoro o quasi. Forse stare nelle stanze dei bottoni permette di osservare tecnici, burocrati, dirigenti e manager strapagati e quindi immuni o esenti da crisi. E’ la famosa nomenklatura che difende se stessa e che viene remunerata bene a prescindere se è utile o inutile al Paese o persino dannosa. Ed a questa situazione si aggiunga quella che ci vede al centro di immigrazione epocale nella quale l’Europa ci lascia soli e che noi non riusciamo a gestire, stretti da giusto senso di umanità verso chi soffre e pragmatismo di dover tutelare il nostro popolo già in affanno di suo. Situazione allucinante dalla quale pare sia impossibile uscire ma che necessita assolutamente di soluzione, che deve essere a carico dell’Europa se non addirittura del mondo. Che ci sta a fare l’Onu mentre parte del globo “brucia” per la ferocia del califfo che taglia le gole e distrugge i patrimoni culturali, architettonici e storici che appartengono a tutta l’umanità? Che ci sta a fare l’Onu mentre una parte di mondo non piccola è flagellata dalle guerre, feroci e tante che neppure nel Medio Evo erano così abbondanti? Nell’era contemporanea ne abbiamo fatto di discutibili (usando un eufemismo) per “esportare la democrazia” e ora stiamo invece impassibili davanti all’orrore di autentiche stragi di innocenti. E cosa stiamo facendo, noi, Paesi civili, contro le donne schiave in tante nazioni? Non sappiamo rispondere alla ferocia ed alla malvagità in una società che sta diventando sempre più brutale: dall’Isis a quelle bestie che usano il machete contro un onesto ferroviere che lavora di notte per la sua bimba di 5 mesi. Che quando ha detto di essere felice di non aver perso il braccio per poterla abbracciare, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dalla tenerezza. Ma in quale mondo e civiltà stiamo vivendo, noi del terzo millennio, che ci sentiamo pressochè onnipotenti, pensando di avere il globo in mano con un click, tra internet e telefonini? Questo si domanda la gente, mentre i governati, i cosiddetti “potenti” In Italia come nel mondo, sembrano vivere in un altro pianeta. Il problema non è tanto che non riescano a risolvere i problemi certo di non facile soluzione, ma piuttosto che non si rendono neppure conto con esattezza e realismo di quali sono, come sono grandi e che il baratro è vicino.
Dino Frambati
d.frambati@seseditoria.com
precedenti editoriali:
https://www.stedo.ge.it/?p=18461 (La rissa)
https://www.stedo.ge.it/?p=18409 (Chiamale se vuoi elezioni)
https://www.stedo.ge.it/?p=18343 (Stipendio del deputato)
https://www.stedo.ge.it/?p=18277 (Emozione della sindone)
https://www.stedo.ge.it/?p=18164 (Tornando dal Garda)
https://www.stedo.ge.it/?p=17874 (sono arrabbiato)
https://www.stedo.ge.it/?p=17177 (festa della donna)
https://www.stedo.ge.it/?p=16511 (Peppone e Don Camillo)
Caro Frambati è ora di passare dalle sterili lamentele ai fatti , bisogna che il popolo reagisca con fatti materiali contro chi di questa politica da destra a sinistra ne fa uso personale per arricchirsi sulle spalle di tutta la gente onesta , che fino ad oggi arriva a essere autolesionista ma mantenere un minimo di dignità , se questo è il prezzo da pagare allora se si vuole cambiare questa nazione bisogna insorgere contro questa ipocrita democrazia di comodo , e mettere in gioco anche la propria vita per noi , la famiglia , i figli , la PATRIA , e un mondo migliore. Spero di essere capito e non frainteso .Spero in un tuo onesto commento. Distinti saluti Olani Angelo
Commento forte il tuo, caro Olani, ma certamente nel verso giusto. Gli italiani delegano troppo e sono poco reattivi. Sarebbe necessario partecipare di più e far sentire con forza la propsia voce. Il altre nazioni anche vicine a noi e di avanzata civiltà, l’opinione pubblica non fa passare certe situazioni. Concordo in buona parte con te e scrissi, anche non molto tempo fa, un editoriale in cui accennavo a questo subire senza reazione. Citai Manzoni: “dagli atri muscosi…”. Coro dell’Adelchi che già all’epoca descriveva l’attesa che altri facciano per noi degli italiani. alla fine costretti a subire due volte: “l’uno popolo e l’altro sul collo vi sta”. Comunque mi hai dato lo psunto per un prossimo editoriale delle settimane a venire.
d.f.