Pronto Soccorso del Villa Scassi: raddoppiano i posti-letto

psOra è ufficiale. Luca Beringheli è il nuovo primario della struttura complessa Medicina d’Urgenza del Villa Scassi: ha vinto il concorso bandito dall’Asl 3 Genovese. Più d’uno si domanderà: ma come, non era già lui il primario del Pronto Soccorso? Nella sostanza è così, ma per una delle solite contorsioni della burocrazia italica sinora il suo incarico era solo di struttura semplice (dipartimentale). Finalmente, a 61 anni, ha ricevuto l’incarico quinquennale per il ruolo da lui in realtà svolto, con grande impegno, da quasi un quindicennio in vari PS. Chi frequenta il PS può testimoniare che non è un primario ‘da scrivania’. Nel 2005 guidò la task-force di sanitari inviata dalla Regione nello Sri-Lanka colpito dallo tsunami. Medico di Emergency, nel 2009 collaborò al Centro cardiochirurgico d’eccellenza Salam Hospital di Khartoum, in Sudan. Ogni giorno mette la stessa passione nell’affrontare i problemi del PS. È normale vederlo nelle salette di visita al pari dei colleghi o nell’astanteria ad assistere i pazienti. Lo incontriamo qui, mentre si prende cura di un’anziana sola seduta su una sedia a rotelle, parlandole in genovese. Di lui il Gazzettino si è occupato sin da quando, nell’estate del 2010, dopo aver guidato per otto anni i PS di Voltri, Sestri e Arenzano, fu chiamato alla guida del PS del Villa Scassi, subentrando a un altro primario ‘sampierdarenese’ di valore, Mauro Zanna, che nel contempo, da agosto 2010 sino a fine 2011 (quando andò in pensione), fu incaricato del coordinamento di tutti i PS e punti di primo intervento dell’Asl. Il periodo di ‘coabitazione’ fu però piuttosto travagliato. Beringheli restò al suo posto per otto mesi, sino ad aprile 2011, quando clamorosamente preferì ritornarsene con Emergency a Manduria, tra i profughi, e poi a dirigere il PS di Sestri. Si parlò allora di dissidi con Zanna. In realtà quella sofferta decisione aveva motivi oggettivi, legati alla crisi strutturale dell’Emergenza. “Eravamo anche in un difficile periodo di transizione – ricorda il primario – Il Villa Scassi stava acquisendo una nuova fisionomia come principale ospedale dell’Asl dopo essere stato azienda sanitaria autonoma per un decennio sotto la guida di un direttore generale dalla forte personalità come Lionello Ferrando”. Dal 2011 l’Asl prese provvedimenti per arginare la crisi del PS. Il nuovo reparto di degenza breve (che oggi dispone di 26 posti-letto) intensificava la sua attività di filtro tra PS e reparti. Nella Neurologia veniva allestito il nuovo Centro Ictus (8 posti-letto). L’ingresso del PS veniva dotato di camera calda e posto di guardia armata. L’interminabile cantiere del nuovo padiglione 9 riprese (sino a giungere ad ultimazione nel 2013). Dal 2012 Beringheli in questo nuovo contesto tornò nella trincea del PS sampierdarenese, che da allora ha sempre guidato. In questi giorni invernali i maggiori PS genovesi sono come sempre presi d’assalto. La pressione emergenziale più forte è proprio sul Villa Scassi. Il suo Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) è l’unico di primo livello in un bacino di 350.000 abitanti che si estende anche alle vallate interne, sino a zone del Basso Piemonte. Negli anni passati le politiche di riorganizzazione della rete ospedaliera genovese e di contenimento del deficit della spesa sanitaria hanno comportato consistenti tagli di posti-letto (un centinaio nel solo Ponente genovese) in un quadro generale in cui le strutture territoriali (medici di famiglia, ambulatori, consultori) svolgono ancora una funzione di ‘filtro’ inadeguata, mentre i PS e i punti di primo intervento degli ospedali minori del Ponente, compreso quello Voltri-Evangelico, effettuano attività ridimensionate o con orari ridotti (anziché sulle 24 ore come al Villa Scassi). Il Celesia è divenuto sede di una casa di riposo e di ambulatori. Dato che l’ipotesi dell’ospedale unico del Ponente è ancora una chimera, quale futuro avrà il PS dello Scassi? “Dico sempre che il problema dell’iper-afflusso dei pazienti non è una malattia, ma un sintomo: il PS dove noi lavoriamo dà risposte sanitarie immediate su urgenze vere, presunte o anche – e sempre di più – dovute a situazioni di fragilità sociale. Fa da ‘tampone’ a tutto ciò che non funziona nel sistema ‘prima dell’ospedale’ e ‘dall’ospedale in poi’. Bisogna poi riflettere sul fatto che il problema maggiore, più che la decurtazione dei posti-letto, è che la nostra regione ha la peculiarità di avere la popolazione più anziana non solo d’Italia, ma del mondo (ha il 28-29% di ultrasessantacinquenni). La nostra Emergenza vera verterà sempre più sulla cronicità delle malattie. Del resto sulle urgenze vere, sui ‘killer’ principali, ovvero sindromi coronariche acute (infarti, ischemie miocardiche), ictus, emorragie digestive maggiori, a Genova abbiamo esperienze e numeri tra i migliori a livello nazionale, come segnala il Gruppo ristretto che coordina l’Emergenza (GORE)”. Non tutto, quindi, è da buttare nel servizio pubblico. “Spesso critichiamo il sistema sanitario. Ma dimentichiamo che è un servizio pubblico universalistico (e non è così in molte parti del mondo, dove le cure ospedaliere sono appannaggio solo di chi può pagarsele). Si tratta di una grande conquista che, certo, va migliorata. Senza però dimenticare che al suo interno, anche qui, vi sono eccellenze. A San Pier d’Arena c’è per esempio il Centro Grandi Ustionati che interviene in prima linea nei casi più gravi e noti a livello nazionale, come quelli di Arnasco e del tentato femminicidio di Tuscania”. Sono in corso di elaborazione progetti per l’ampliamento del PS sampierdarenese. È stato di recente aggiudicato l’appalto dei lavori di ristrutturazione del primo piano del padiglione 6 per trasferirvi il Centro Trasfusionale, oggi adiacente al PS e liberare spazi per quest’ultimo. Anche i Laboratori hanno ‘delocalizzato’ a Sestri alcune attività strumentali, lasciando inalterato il servizio prelievi. “È un ampio processo di riorganizzazione che si sta avviando. I finanziamenti necessari sono garantiti dalla Regione. Solo dopo i traslochi e riorganizzazioni di reparti si potrà pervenire all’obiettivo maggiore, che è quello di espandere gli spazi del PS a quasi tutto il piano terra dove oggi si trova, nel padiglione d’ingresso. Auspico che nel PS ampliato trovi posto una sezione radiologica dedicata all’Emergenza: ci faciliterebbe notevolmente il lavoro. Per ora posso anticipare un’imminente misura migliorativa molto concreta in questa fase di trasformazione: da febbraio al primo piano del padiglione 3 [retrostante il padiglione del DEA e a questo collegato da un tunnel, n.d.r.] entreranno in funzione altri dieci posti-letto per il reparto di osservazione breve del PS (OBI), che si aggiungeranno ai dieci esistenti”.
Marco Bonetti

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