Non capita tutti i giorni di entrare in un penitenziario, attraversarne tutti i filtri di sicurezza e assistere a uno spettacolo teatrale di livello. È stato possibile, per un pubblico naturalmente selezionato, il 27 e 28 marzo nella Casa Circondariale di Genova-Pontedecimo, con una direttrice dinamica come Paola Penco, nell’ambito della settima edizione del progetto nazionale Per Aspera ad Astra. Il testo originale, Alice Underground, ispirato al mondo onirico di Lewis Carroll, è stato interpretato, con indubbia efficacia scenica, da un gruppo di detenute-attrici della sezione femminile. Una performance, frutto di mesi di lavori preparatori, diretta con grande sensibilità da Elena Dragonetti, nota regista del Teatro Nazionale di Genova. Il nudo palcoscenico di penitenziario si trasforma così in un’occasione unica di sperimentazione creativa e, nel contempo, di riscatto sociale per le persone detenute coinvolte.
La rappresentazione si avvale di una suggestiva narrazione multimediale. Il pubblico, raccolto nell’intima sala teatrale, è come accolto sul palcoscenico. Si accentua così la suggestione teatrale, impostata prevalentemente su sapienti movenze coreutiche al ritmo di musiche evocative. Le attrici, tutte protagoniste allo stesso modo con la loro dolente corporeità più che con le rade parole, sono impegnate in una continua azione scenica corale sullo sfondo di proiezioni dei loro visi in drammatici primi piani. Una sorta di viaggio dell’io collettivo nel sottosuolo dell’inconscio, sino alla riemersione dal buio della pena alla luce di una salda coscienza del proprio essere e del proprio valore, al di là delle storie di sofferenza di cui ciascuna è portatrice. Una peregrinazione attraverso le parvenze visionarie create da Lewis Carroll per la sua Alice, che obbliga a “scendere nella tana del coniglio” per riscoprire sé stessi attraverso l’Arte.
Lunghe, meritate le ovazioni alla fine dello spettacolo.
Il successo delle due rappresentazioni ha dimostrato la solidità della rete formativa composta dal Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Carige e ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio SpA).
La regista Elena Dragonetti sottolinea il valore simbolico del progetto: “Vedere la platea trasformata in palcoscenico e il palcoscenico in platea non è stato solo un espediente scenico, ma un atto politico e poetico. Le attrici hanno abitato lo spazio con una presenza vibrante, dimostrando che il teatro può davvero riparare crepe e ricomporre fratture”.
Anche la direttrice della Casa Circondariale, Paola Penco, si è detta profondamente soddisfatta: “Queste due giornate hanno dimostrato che il carcere non è un luogo separato dalla società, ma una parte di essa capace di produrre cultura e professionalità. Il successo di “Alice Underground” è il risultato del lavoro instancabile del personale dell’Istituto, della Polizia Penitenziaria e di tutte le donne che si sono messe in gioco con coraggio”.
L’iniziativa conferma ancora una volta la forza del teatro come potente strumento educativo. Oltre all’aspetto artistico, il laboratorio teatrale ha offerto a dodici detenute l’opportunità di acquisire abilità tecniche e relazionali fondamentali per affrontare il reinserimento lavorativo, rafforzando il ruolo determinante della Fondazione Carige nel promuovere la cultura come veicolo di emancipazione e dignità. Con la conclusione dello spettacolo Alice Underground, il progetto Per Aspera ad Astra si conferma una realtà d’eccellenza in Italia, capace di creare un dialogo unico tra il dentro e il fuori, ribadendo che l’arte supera ogni confine.
Infine una gradita rivelazione: sembra che lo spettacolo possa avere una serie di repliche anche fuori dal cercere. Probabile sede dell’inizio della tournée (che auspichiamo lunga): il Teatro Modena di San Pier d’Arena.
Marco Bonetti
Una iniziativa veramente bella, che si spera non rimanga isolata