Inutile continuare con giri di parole, con fervorini, con ricerca di responsabilità, con promesse, ecc. Tutto inutile, si direbbe. Lo stato miserevole di AMIU (la foto ritrae solo uno dei molti cumuli di rumenta giacenti in città), la semi-paralisi di AMT, con disservizi e mezzi sporchi senza manutenzione, la crisi ormai storica di ASTER grazie alla quale ogni settore ad essa affidato suscita proteste continue (strade, aiuole, parchi, ecc. un pianto), un sindaco che di fronte alla valanga di critiche post alluvione prima dice di “non essere stato avvertito”, come se ci fosse da scoprire oggi che Genova è facilmente alluvionabile (domanda: ha mai letto i “piani di bacino” disponibili in Provincia?) e poi se ne esce dicendo che certi dirigenti comunali “non fanno bene il loro lavoro” o giù di lì . Ci si dibatte tra carrozzoni in stato di sostanziale fallimento e politici che per prima cosa cercano scusanti. Una vera debacle, anzi, un vero fallimento senza mezzi termini. Se tutto ciò dovesse essere giudicato da un tribunale civile, lo stato di “dissesto” verrebbe conclamato senza esitazione ed il baraccone fatto chiudere, ma essendo nel pubblico, oltre a subire il danno continuo dell’invivibilità e dei disagi ci tocca pure sentire sermoni saccenti. Non è questo che si pensava quando si elesse Doria. Egli fece solenni promesse di interrompere la continuità dei suoi predecessori che avevano portato ad imbroccare questa china, ma ora siamo davvero allo sbando. In ogni caso, una parola sola è da sempre dimenticata: dimissioni, per sfinimento (nostro, non suo).
Pietro Pero
Genova in fallimento